Il nostro punto di vista dal Diabetologo al Medico di Base
¨S. BRUNO

L' adozione di un nuovo sistema di assistenza e cura ai diabetici è stata, per l'Ausl Modena, una sfida e, nel contempo, una formidabile (e mancata) occasione di crescita.
I criteri formativi del "Progetto diabete", fecero indubbiamente riferimento a un quadro terapeutico e assistenziale positivo e vantaggioso, perché la bassa percentuale di complicanze esistente nella realtà diabetologica modenese, saldamente in mano ai due Servizi di Diabetologia, faceva sì che i costi di questo settore, fossero nettamente inferiori a quelli delle situazioni analoghe esistenti in Italia e nel mondo.
A Modena, facendo buona Diabetologia, si liberavano risorse economiche dallo scomodo capitolo di bilancio collegato a interventi operatori e/o equivalenti per sopraggiunte complicanze.
Il Servizio di Diabetologia si trovò, dunque, davanti ad uno dei più importanti passi sul cammino dell'assistenza e cura dei diabetici: il loro affidamento ai medici di famiglia, i quali, nella maggior parte dei casi, non avevano mai curato questo tipo di malati.
Si trattava di una trasformazione radicale che, secondo l'Ausl e i Medici di base, avrebbe avuto importanti e positive ripercussioni sulla politica sanitaria ed assistenziale del diabete.
Una trasformazione rapida e profonda, rappresentata proprio dal nuovo sistema che, per la prima volta a Modena, abbandonava il riferimento esclusivo dei diabetici verso il Servizio di Diabetologia tacitamente adottato, da tutti gli Operatori Sanitari, per quasi 50 anni.
Il "Progetto diabete" ha posto il Medico di base davanti a una situazione assolutamente inedita: era necessario offrire una politica di sostegno sanitario al diabetologo affinchè lo si alleggerisse delle funzioni di primo livello puntando ad una collaborazione diabetologo - medico di medicina generale.
Quindi, insieme alla qualità, favorire la differenziazione del prodotto e la sostenibilità del suo impegno.
La possibilità di successo della riforma appositamente studiata per i Medici di famiglia (non per i diabetici che non si erano mai lamentati di ciò che avevano) era (ed è) condizionata, però, dalla loro scarsa capacità di penetrazione nella mentalità dei diabetici, di far comprendere loro di saper ottenere gli stessi risultati raggiunti dai medici diabetologi.
Ma il prodotto erogato dai medici di famiglia nei confronti dei diabetici che hanno optato per l'assistenza presso i loro ambulatori, è profondamente diverso nella sua esplicazione quotidiana, dalle prestazioni erogate dal Servizio di Diabetologia.
Per questo motivo nessuno degli obiettivi prefissati, ossia l'alleggerimento dalla massa dei malati dei Servizi di Diabetologia, la minor spesa e una migliore assistenza a questi malati, è stato raggiunto.
Per di più, si è acceso un confronto fra i medici diabetologi e i medici di medicina generale, questi ultimi per dimostrare che il diabete può essere curato anche da un non specialista.
Ed è a questa riforma che l'Associazione Diabetici Modenesi attribuisce la creazione di appesantimenti di natura burocratica sui Medici specialisti del Servizio di Diabetologia, i disagi quotidiani ai diabetici e ulteriori scompensi (spese) del bilancio dal punto di vista economico all'Ausl Modena.
Perché affermiamo che questo progetto è stato pensato su misura dei medici di base? Perché in fase d'ideazione, l'ADM non è mai stata ammessa ai lavori della Commissione, benché fossero state avanzate richieste in tal senso; nè sono state mai tenute in considerazioni le indicazioni dell'Associazione per migliorare il progetto stesso.
In altre parole, le esigenze degli utenti non hanno mai trovato allocazione in questa riforma.
Data l'esigua traslocazione dei malati da un referente all'altro, le possibilità di un rigetto del "progetto diabete", da parte dei diabetici, erano reali e si sono ben presto palesate.
A Modena e nella provincia, solo un diabetico di tipo 2 su otto, ha scelto di farsi assistere dal medico di base.
La stragrande maggioranza di coloro che hanno optato per il medico di famiglia sono lontani dai Centri diabetologici, sono persone anziane, diabetici di tipo 2 non deambulanti, diabetici di tipo 1 non deambulanti, oppure pazienti che da sempre si sono avvalsi delle cure di alcuni medici di base.
In termini di spesa, per l'Ausl Modena significa un maggior esborso di danaro, che, solo per ricompensare i medici di base del compito che hanno assunto, ammonta a oltre 500 milioni.
Ci sono, poi, da calcolare le maggiori spese per i farmaci e le insuline che adesso tutti i diabetici devono acquisire in farmacia, che ha annullato il non trascurabile sconto di cui l'Ausl godeva sull'acquisto dei medicinali direttamente dalle case farmaceutiche.
Questa spesa, da sola, sfiora il miliardo di lire. Qualche maligno afferma che, per tamponare questa emorragia di danaro, l'Ausl Modena ha praticamente azzerato l'utilissima pratica dell'autocontrollo domiciliare ai diabetici di tipo 2 non aumentando il budget di spesa al Servizio di Diabetologia pur essendo perfettamente a conoscenza che i glucometri sono ormai entrati nel comune quotidiano del diabetico che sa gestire in maniera autonoma la sua malattia.
Se a questo si aggiunge che Ausl e medici di base non hanno mai voluto collaborare o accettare collaborazione dall'ADM, per migliorare questo loro percorso assistenziale, per il solo fatto che Essa era contraria, ma comunque disponibile a perfezionarlo, il quadro è completo.
E' per questi motivi che il "progetto diabete" è fallito. I diabetici, non fidandosi delle inesistenti "migliorie" introdotte dall'Ausl Modena nella loro assistenza hanno preferito rimanere presso il Centro Diabetologico subendo piuttosto le "peggiorie" che via via hanno preso corpo e che possono sintetizzarsi in maggiori attese per scarsità di personale infermieristico e fretta degli operatori sanitari a causa del maggior carico di lavoro che subiscono in ragione del sovraffollamento del Servizio di Diabetologia.
Problemi e prospettive che attendono di essere risolti da una classe politica, amministrativa e sanitaria che deve ancora venire e che, ce lo auguriamo, si dimostri più attenta ai bisogni dei malati in genere e dei diabetici in particolare.
La regola aurea di chi governa è fare, non dire.
Sull'assistenza ai diabetici a Modena è stato detto molto ed è stato fatto molto poco.
E quel poco è stato fatto male.
¨Presidente ADM Ginseng in capsule per curare il diabete Uno Studio pubblicato sugli "Archives of international medicine, suggerisce la possibilità che il ginseng abbia un ruolo nella terapia del diabete.
Una capsula di tre grammi al giorno prima dei pasti ha tenuto sotto controllo i livelli di zucchero che, di solito, aumentano dopo aver mangiato.
Usato da secoli nella medicina tradizionale cinese come panacea o tonificante per stress fisico e mentale, il ginseg ha ora un'altra opportunità d'uso. Ma occorrono altre ricerche.
Da "Notizie dal Collegio"


N°13-Pagina4