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L' ASSOCIAZIONE DIABETICI MODENESI INTENDE INFORMARE
E RIBADIRE A TUTTI I DIABETICI, ASSOCIATI E NON ASSOCIATI, E A TUTTI
COLORO CHE HANNO INTERESSE A SAPERLO, CHE ESSA E' UNA LIBERA ASSOCIAZIONE
DI VOLONTARIATO. PERTANTO, NON E' SIMPATIZZANTE DI SINDACATI E PARTITI
POLITICI, NON E' ORGANICA A PARTITI DI MAGGIORANZA O DI OPPOSIZIONE
E NON SUBISCE LA "TUTELA" DI ALCUN PARTITO POLITICO. EDITORIALE RELAZIONE
SEMESTRALE DELLA ASSOCIAZIONE DIABETICI MODENESI **Patrizio GIANOTTI
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I diabetici modenesi e l'Associazione Diabetici Modenesi hanno bocciato e ritengono fallito il Piano di riforma dell'assistenza e cura del diabete denominato "Progetto Diabete". Causa del fallimento del suddetto piano, a giudizio dell'ADM è: 1- Assenza totale di educazione sanitaria ed alimentare al soggetto diabetico ed alla sua famiglia. Nella riforma si accenna all'educazione sanitaria e alimentare, ma non è specificato se questa è di competenza del medico di famiglia o dei centri antidiabetici. L'ADM, nel suo piccolo, si è sempre attivata al meglio in tal senso, distribuendo, ai diabetici, gratuitamente, opuscoli che, di volta in volta, trattavano argomenti sanitari e alimentari; oltre che inculcare l'autogestione e l'autocontrollo della malattia. Si può ben affermare, allora, che la pratica dell'educazione sanitaria ed alimentare è stata svolta solo dall'ADM, dato che i Centri non ne hanno la possibilità, perché oberati di visite mentre i Medici di Famiglia, a quattro mesi dall'entrata in vigore della riforma non hanno ancora proposto ai diabetici un incontro di educazione sanitaria ed alimentare. E' opportuno rimarcare che l'ADM, tutti gli anni, ha promosso incontri o conferenze su questo argomento e su altri aspetti della malattia. 2- Prevenzione della malattia Diabetica. L'ADM, nell'unico incontro avuto con la Commissione che ha ideato la riforma, ha proposto una forma di prevenzione esplicata dal Medico di Famiglia su tutti i suoi pazienti ultraquarantenni da lui ritenuti a rischio. Presupponendo che questi pazienti, almeno una volta l'anno si recano, per altre ragioni, dal loro medico, in quell'occasione subiscono un controllo della glicemia. In questo modo, con una spesa a carico dell'USL di circa 800 lire l'anno per ogni controllo, possono emergere tutti i diabetici che non conoscono la loro condizione o possono essere individuati quelli a rischio. L'ADM crede che l'opera di prevenzione rientri fra i doveri propri del Medico di famiglia; pertanto egli non dovrebbe essere remunerato per tale impegno. L'USL non ha preso in considerazione la proposta dell'ADM e non ha spiegato il perché. 3- Scarsissima informazione. I diabetici, qualora avessero avuto vaghezza di trasferirsi presso il Medico di Famiglia per l'assistenza e cura della malattia diabetica, non avrebbero conosciuto i loro diritti e i loro impegni, ne se l'assistenza sarebbe stata migliorata, come sostiene l'USL Modena o sarebbe regredita, come invece essi hanno sospettato. 4- La farraginosità del piano di assistenza da parte dei medici di famiglia. I diabetici non hanno mai saputo con certezza quali sarebbero stati gli orari di ambulatorio, se il Medico di famiglia dedicava loro un giorno, se i prelievi avvenivano presso lo studio del medico oppure essi dovevano andare in un laboratorio di analisi, etc.. Sono stati questi aspetti, oltre al fatto che essere curati da un Medico specialista è meglio che essere curati da un Medico generico, che hanno indotto i diabetici a non abbandonare i Centri antidiabetici. 5- La distribuzione dei farmaci attraverso le farmacie. Questo aspetto della riforma è stato, ed è vissuto, da moltissimi diabetici come un vero e proprio dramma, perché hanno perfettamente capito che ciò era la chiave di volta dell'intera riforma. Ad una distribuzione snella e veloce, senza alcun adempimento burocratico, è stata contrapposta una distribuzione nelle farmacie dove, spessissimo, il farmaco non si reperisce immediatamente. Per giunta, essi devono pagare un ticket che prima non era richiesto. Non deve trarre in inganno l'imposizione del ticket, quale contributo del paziente alla spesa sanitaria. Anzi, non solo non c'è stato beneficio per l'Az. USL, ma addirittura, la spesa farmaceutica è aumentata di almeno il doppio, perché essa non riceve dalle farmacie i sostanziosissimi sconti che elargivano le ditte farmaceutiche. Non è vero, quindi, che i diabetici protestano perché non vogliono pagare il ticket. A riprova di ciò l'Associazione aveva chiesto, pur di non andare nelle farmacie sul territorio, ben conscia delle difficoltà che si sarebbero presentate, di pagare il ticket presso il Centro antidiabetico, oppure, ritirare i farmaci, pagando il relativo ticket, alla Farmacia interna dell'ospedale. Le proposte dell'ADM non sono state accolte ed i diabetici sono costretti al via vai nelle farmacie che non sempre sono adeguatamente fornite. Ma l'aspetto più delicato della distribuzione dei farmaci riguarda circa 1.000 pazienti che assumono un farmaco, il GLUCOBAY, che prima della riforma, anche se in fascia "C" era distribuito gratuitamente ai pazienti. Adesso questo farmaco deve essere comprato a spese del malato. Il che incide sul suo bilancio familiare per 600 - 700 mila l'anno. Non è poco, se si considera che la maggior parte dei diabetici sono persone anziane. Persone, quindi, che vivono di pensione; a volte di una pensione minima. La posizione che l'ADM a riguardo di questo farmaco situato in fascia "C" è che il Servizio Sanitario Nazionale di fronte ad un medicinale unico ed indispensabile per il trattamento di gravi condizioni o sindromi morbose che esigono terapie di lunga durata (il diabete è per tutta la vita), debba assumerne l'onere della spesa e non riversarla sul diabetico che, tra l'altro, è "esente per patologia". Per le ragioni su esposte, l'ADM ritiene che il "Progetto Diabete non sia decollato. Partendo dalla convinzione che nella realtà sanitaria italiana, i Centri Antidiabetici sono il meglio di quanto possa essere stato creato nella prevenzione e lotta al Diabete, l'ADM è del parere che una eventuale riforma dell'assistenza e cura del Diabete debba coinvolgere, soprattutto, i Medici diabetologi ed i diabetici stessi. Vale a dire che devono essere soprattutto i curanti ed i curati ad esprimere, nella sostanza, il tipo di riforma che dovrebbe prendere corpo. E, a suo avviso, per erogare le migliori cure ai pazienti, si impone una riforma strutturale del Servizio. Se si tiene presente che in Modena agiscono due Servizi di Diabetologia di 2° livello, mentre in Provincia: a Mirandola, Pavullo, Sassuolo, Carpi, Vignola e Castelfranco E. esistono Centri Antidiabetici di 1° livello, la riforma dell'assistenza e cura ai diabetici l'ADM la immagina così: · Accorpamento dei due Servizi di Diabetologia Modenesi sotto un unico Primariato, pur mantenendo in essere le due strutture logistiche. · Una delle due strutture modenesi prende in carico i diabetici insulino-dipendenti, gli insulino-trattati e i diabetici con complicanze. · La seconda struttura modenese assiste e cura i diabetici di 2° tipo ben compensati. · I Centri diabetologici della Provincia, coordinati dal Centro antidiabetico di 2° livello, assolvono le funzioni che sono loro proprie, assistendo e curando i diabetici di 2° tipo ben compensati. · Apertura per i diabetici di uno sportello presso la farmacia ospedaliera per l'acquisizione dei farmaci ipoglicemizzanti e le insuline, prevedendo anche il pagamento del ticket. Questa operazione consentirebbe due vantaggi immediati: A- Fine dei pellegrinaggi da parte dei diabetici nelle farmacie sul territorio, molto spesso sfornite di insuline e di farmaci, senza contare il tempo guadagnato che si dedicherà al lavoro o alla famiglia. B- L'apertura dello sportello interno della Farmacia ospedaliera, consentirebbe all'USL Modena di acquistare - di nuovo - i medicinali con i fortissimi sconti ai quali ha volontariamente rinunciato; riducendo così la spesa per i farmaci ora raddoppiata. · Il denaro che l'az. USL versa ai Medici di famiglia e quello per l'acquisto dei medicinali che l'USL paga a prezzo pieno, potrebbe essere impiegato per il potenziamento dei Centri Antidiabetici. Si creerebbe, così, un sistema assolutamente razionale, una UNITA' OPERATIVA DIABETOLOGICA in tutto autonoma, che facendo capo al Primario del Centro Antidiabetico di 2° livello gestirebbe i malati ed il personale sanitario con un budget di spesa stabilito anno per anno. ** V. Presidente ADM
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