Diabetici celebri
GIACOMO PUCCINI
Quando la Critica e il Pubblico non si incontrano
ricerca di S. BRUNO
Uno dei maggiori esponenti del teatro lirico nel periodo post-romantico nacque a Lucca il 22 dicembre 1858 e morì a Bruxelles nel 1924. Ci stiamo riferendo a Giacomo Puccini. Nato da una famiglia di musicisti, sarebbe stato destinato a seguire le orme del padre Michele e degli antenati Puccini in una modesta carriera di musicista locale, se la forte passione per il teatro, rivelatagli da una rappresentazione dell'Aida di Verdi cui assistette nel 1876, non lo avesse decisamente spinto verso scelte di vita e una carriera completamente diverse. Rimasto orfano del padre quando aveva sei anni, studiò in seguito musica nella sua città natale ed al Conservatorio di Milano, dove ebbe tra i suoi maestri Amilcare Ponchielli e Antonio Bazzini. La giovinezza di Giacomo Piccini fu vissuta da bohemienne assieme a Pietro Mascagni quando frequentavano il Conservatorio di Milano. Molto spesso, quando arrivavano dei creditori, il giovane Giacomo si nascondeva dentro l'armadio e Mascagni diceva che Puccini non era in casa. Stessa cosa accadeva quando questi cercavano Mascagni. Giacomo, a tavola, era un'ottima "forchetta" e probabilmente questi eccessi alimentari e la tendenza ad ingrassare favorirono l'insorgere del diabete. Fatto sta che già a 40 anni gli fu diagnosticato un diabete di tipo 2° Fu solo tra il 1884 ed il 1893 che Puccini cominciò ad attrarre l'attenzione dei critici con opere pregevoli per ispirazione ed abilità d'orchestrazione (Le Villi,1883; Edgard, 1889; Manon Lescaut, 1893). Nel 1896 "La Bohème", opera in quattro atti, riscosse un grande successo di pubblico e affermò definitivamente il nome di Puccini. La Boheme è forse l'opera più amata e popolare di quella strana avventura culturale che fu il melodramma. Un tempo, l'immenso favore del pubblico non coincideva con quello della critica; ha avuto ragione il pubblico, oggi tutti riconoscono nella Boheme un assoluto capolavoro di stile ed equilibrio. Le donne ebbero un grande ruolo nella vita del grande Maestro. Questo ruolo fu tutto trasposto nelle sue opere. Durante la composizione dell' "Edgard", Giacomo Puccini conobbe la donna della sua vita: Elvira Bonturi moglie di un suo ex compagno di collegio. Elvira aveva due figli, ne lasciò uno al marito e si unì a Puccini in un amore molto tormentato, perché era molto gelosa e possessiva. Ci fu una storia drammatica nella vita del maestro, la storia di Doria Manfredi, la cameriera di casa Puccini, la quale fu accusata da Elvira Bonturi di avere una relazione con Giacomo. E lei, offesa e amareggiata, si suicidò. Ci fu una causa. Addirittura si dovettero tacitare i parenti della donna con un risarcimento. La vita privata di Puccini fu molto tormentata. Francesco Paolo Tosti, autore di grandi romanze come "Mattinata" presentò al Maestro Sybil Seligman, una donna molto colta che gli fece da consigliere. Non si sa se ci fu storia d'amore fra i due, comunque ebbe grande rilievo nella vita di Puccini. Poi conobbe una baronessa divorziata: Josephine Von Stanghell. Qui il rapporto amoroso ci fu, ovviamente contrastato dalla moglie, gelosissima, Elvira. Quando la baronessa andava a Torre del Lago a trovare Giacomo, andavano in pineta a fare due passi. Allora Elvira li raggiungeva, ed iniziavano grandi scenate, che poi proseguivano a casa; forse volava anche qualche ceffone (alla baronessa e a Puccini). Una storia, invece, che ebbe un rilievo nazionale fu quella con Corinna, una giovanissima piemontese della quale il maestro si era veramente invaghito. Tutta la famiglia di Puccini sconsigliò il maestro dal continuare questa relazione anche se non vedeva di buon occhio Elvira Bonturi, perché Corinna era una giovanissima. Anche Giulio Ricordi, l'editore, pregò il maestro di interrompere la relazione. Alla fine, Corinna, minacciando Puccini, portò dall'avvocato le lettere che lui le aveva scritto. Cosa dire? Un caso Monica Lewinsky c'è sempre stato nella vita di tutti. Elvira Bonturi era veramente gelosa e molti critici ritengono che il personaggio di Tosca sia ispirato, appunto, a questo suo lato caratteriale. Puccini aveva molte sorelle, ben sei. Con una che aveva un nome molto strano, si chiamava Raimeide, aveva un'affinità letteraria: leggevano Dante. E al 30° canto dell'Inferno, nella Divina Commedia, scoprirono insieme il personaggio di Gianni Schicchi, condannato, appunto, all'inferno per il peccato di falsificazione. Il Gianni Schicchi, assieme a Suor Angelica e Il Tabarro, fece parte del "Trittico". Gianni Schicchi è il caso di una sostituzione di persona: C'è un certo Buoso, un ricco che muore e lascia tutto ai Frati di Signa. I parenti vogliono riprendere l'eredità, quindi, mettono Gianni Schicchi al posto del morto ed egli, da furbo, fa un testamento assegnando tutto a se stesso. Ma c'è la figlia Lauretta che alla fine impietosisce Gianni Schicchi. Ella è innamorata di Ranuccio, col quale vuole sposarsi malgrado il diverso avviso del padre: Lauretta è molto decisa a raggiungere il suo scopo e sa come convincere il papà. Puccini ha reso questo momento con l'aria "O mio babbino caro". Tutti i papà del mondo hanno sentito, almeno una volta, dalle labbra delle figlie, queste parole. Il primo grande successo della storia musicale ed artistica di Puccini fu Manon Lescaut, accolta con grande favore dal pubblico e dalla critica. Per il soggetto di Manon, Puccini si rivolse anche a Ruggero Leoncavallo che non aveva ancora deciso se fare il compositore o il librettista. Tra Puccini e la critica il rapporto fu sempre difficile. Il pubblico mostrava di gradire la sua musica, la critica un po' meno. In questo clima nacque la Madame Butterfly, un'opera che diede molti dolori al Maestro. C'è un momento magico della Butterfly ed è quando Pinkerton, l'ufficiale americano è rientrato. Ciò-Ciò-San pensa di rivederlo l'indomani ed affida i suoi pensieri, la sua nostalgia, il suo atto d'amore a un coro, un coro meraviglioso: il famoso coro a bocca chiusa. La prima di Madame Butterfly, alla Scala fu un grande insuccesso, un fiasco clamoroso, una valanga di fischi. Molti hanno ipotizzato che la cosa, addirittura, fosse stata organizzata. Il maestro ne soffrì molto. La critica ebbe a sentenziare che "Butterfly è un'opera diabetica come Puccini che, preda della malattia, non sa più comporre". La stampa, in questo caso, accostò l'insuccesso alle sue cattive condizioni di salute. A Giacomo, infatti, era stato diagnosticato, da poco tempo, il diabete. Anche il poeta Giovanni Pascoli si commosse all'insuccesso così eclatante dell'opera pucciniana e scrisse una delicata poesia; ecco alcuni versi: "La Farfalla (Butterfly) volerà. Ha le ali sparse di polvere con qualche goccia quà e là. Gocce di sangue, gocce di pianto. Vola, vola, farfallina a cui piangeva tanto il cuore e hai fatto piangere il tuo cantore". Versetti semplici che testimoniavano l'affetto di Pascoli per Puccini. Dopo tre mesi, qualche piccola limatura ed adattamento all'opera, a Brescia, Madame Butterfly trionfa. Qual è il personaggio più amato da Giacomo Puccini? Tutte le sue eroine, ovviamente, ma, senz'altro al primo posto c'è un personaggio di grande romanticismo e tenerezza: E' Liù, la schiava di Turandot. Liù capisce che il principe Calaf ha deciso di conquistare Turandot. Ella è una semplice schiava, da sempre è innamorata di Calaf, quindi l'implorazione e la struggente "Signore ascolta". Turandot può vantare primati invidiabili: E' un'opera scritta da un musicista malato e sfiduciato, è un'opera incoerente (le simpatie del pubblico sono indirizzate di colpo verso Liù, la giovane schiava, invece che verso la protagonista) e, come se non bastasse, è un'opera postuma. Eppure Turandot è una delle opere più amate e rappresentate al mondo. La sua vitalità pare aumentare di anno in anno; il suo fascino, anziché ridursi cresce. Nessuna opera postuma può vantare un simile successo. A proposito di Suor Angelica, Giacomo, a una delle sei sorelle, che era Madre Badessa, raccontò la trama dell'opera, un po' edulcorata, e le fece sentire la musica per avere la sua approvazione. La storia è molto drammatica: Suor Angelica è una ragazza madre che espia la sua condizione facendosi suora. A lei è stato negato tutto. Persino l'amore di suo figlio. Molte opere di Puccini furono dirette da Arturo Toscanini. La prima (Boheme) quando il grande Direttore d'orchestra aveva appena 29 anni. Toscanini diresse anche la Turandot dopo la scomparsa di Puccini e fu lui a suggerire a Franco Alfano di portare a compimento l'opera. Il rapporto tra il Maestro e il Direttore d'orchestra non fu sempre idilliaco, perché i caratteri erano differenti. Toscanini era irruente, nervoso, autoritario, mentre Puccini era un po' timido ed introverso. Quando a Buenos Aires Toscanini diresse Butterfly, parlò male dell'opera. Dopo avrebbe dovuto dirigere a Londra il Trittico e Puccini era arrabbiatissimo. Scrisse alla sua amica Seligman: "Non voglio che quel pig (porco) diriga la mia opera". Poi tutto finì bene; il rapporto si consolidò in una grande amicizia dopo Manon. Addirittura alla fine di Manon, sotto la direzione di Toscanini, Puccini scrisse una bellissima lettera al direttore dicendogli: "Tu hai capito quelle cose che nemmeno io avevo scritto nella partitura". Questo il rapporto tra Toscanini e Puccini. Giacomo Puccini, da più di vent'anni, ormai, sofferente di diabete, morì a Bruxelles alle quattro del mattino del 29 novembre del 1924. Aveva 64 anni. La sua morte, però non fu dovuta al diabete, ma per l'insorgere di un cancro alla gola ("il diabete non ha dato nessun pensiero" scriveva la figlia Fosca all'amica Sybil). Per lungo tempo la fortuna di Puccini fu caratterizzata dalla singolare dicotomia tra il successo decretatogli dalle platee di tutto il mondo e la sospettosa diffidenza della critica. Ma, ormai, questa ha riconosciuto il ruolo centrale svolto da Giacomo Puccini nella cultura musicale italiana ed europea del primo Novecento.


N°6-Pagina14